LA VITA IN PAESE PRECEDENTE LA GUERRA

 

  Pochi paesi della valle dell'Idice hanno sofferto le offese della guerra come Mezzolara durante l'occupazione Tedesca ed al passaggio delle truppe

  alleate di liberazione.

  Questo dovuto sicuramente alla posizione della località, sulla direttrice della linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore,

nei pressi del ponte    ferroviario sull'Idice ed all'argine del fiume, dove i Tedeschi organizzarono una delle ultime linee di resistenza.

  "L'Idice " Più propriamente" il fiume " nel corso degli anni ha rappresentato per gli abitanti di Mezzolara un punto di riferimento,

nel fiume i   carrettieri andavano a raccogliere la sabbia per l'edilizia, si andava a pescare, a fare il bagno,

  i ragazzi andavano a trascorrere gli assolati pomeriggi d'estate portando con se la merenda dissetandosi poi con l'acqua del fiume, che allora,

  limpida e fresca scorreva tra la ghiaia e la sabbia. L'inverno poi, l'acqua tumultuosa delle piene rappresentava uno spettacolo che pur incutendo

   timore  avvinceva per la violenza che manifestava. Ai lati dell'Idice, attraverso le chiuse, veniva e viene tuttora prelevata l'acqua dell'Idice che

   convogliata in piccoli canali è utilizzata per l'irrigazione dei campi. Una di queste si indirizzava e quasi attraversava il paese La Savenella,

   l'acqua trasparente con il fondo sabbioso rappresentava una piccola e invitante piscina naturale, grandi e piccoli vi si bagnavano nelle torride

   giornate d'estate.(vedi vecchia foto)

      Negli anni precedenti la guerra 1937/38 il tenore di vita, già basso, cominciò a diventare,

      con una progressione inesorabile, sempre più difficile. I generi alimentari erano costosi, finchè

con il razionamento degli stessi e relativo tesseramento si aggiunse anche la scadente qualità.

      Solo chi coltivava terreni per se o per altri e aveva animali da cortile poteva sperare in

      qualche tozzo di pane buono e un poco di carne decente, sempre tutto razionato però,

      perchè ciò che si produceva in proprio veniva scalato sui bollini della tessera .

      In campagna vi era la possibilità di scegliere tra due quintali di grano all'anno per adulto,

      ed un quintale per bambino, oppure un etto e mezzo di pane per adulto e un etto per bambino al giorno,

      più circa tre chili al mese di pasta e riso. Si aveva diritto a circa un etto di carne

       a testa per settimana e l'olio era razionato. Il caffè sostituito da un surrogato abbastanza

      amaro e senza aroma, per cui era meglio usare l'orzo torrefatto in modo casalingo.

     Tutto questo favorì la BORSA NERA per cui chi aveva danaro mangiava chi non ne aveva tirava

     la cinghia, perchè gli acquisti effettuati attraverso questo mezzo illegale erano

     molto onerosi a causa dei prezzi molto elevati.

Per gli operai e tutte le persone che utilizzavano solo

     ciò che veniva concesso con le tessere a bollini iniziarono tempi duri.

     Alla preoccupazione del sostentamento si aggiunse, con l'inizio

     e l'evolversi del secondo conflitto mondiale l'incubo dei bombardamenti.

                                                                                                               

                                                                             LA GUERRA

 

 

 

 

                      

                                                      Foto-1

                                                                                                                                                                                     

      

 

 

 

       

                                            Foto-2  

 

  Alla tranquillità iniziale dove le notizie imbonitrici dei sistemi di propaganda e informazione  esaltavano le imprese delle nostre forze militari

  si sostituì lentamente il timore e la consapevolezza che qualcosa di tragico stesse succedendo, anche perchè la guerra stessa aveva adottato

  un modo nuovo di combattere, essa non si svolgeva più solo al fronte, ma contro la tua casa, il tuo villaggio.

  Formazioni di "B-17 Flying Fortress (Fortezze volanti)" formate da decine e decine di aerei ciascuna,

  accompagnate da un notevole numero di caccia di scorta, di solito "Spitfire MK II" oppure "Mustang P-51" passavano quasi ogni giorno

  sulle nostre teste per decine di minuti accompagnati dagli sguardi ansiosi della gente, con il loro rombo cupo, luccicanti nel sole seguiti dalle

  strisce bianche di vapore dovute all'alta quota. Quando invece accadeva la notte, si era spesso costretti a correre verso i rifugi  seminudi,

  in preda al panico. La loro meta era qualche città dove scaricare il loro carico micidiale su popolazioni inermi. (Ndt. I bambini e adolescenti,

  che vissero la loro infanzia in quel periodo non dimenticheranno facilmente la crudeltà degli interventi aerei di chi verrà poi chiamato "liberatore" ,

  altrettanto vero che per essi questi avvenimenti suscitavano, nella loro incoscienza, insieme alla paura, un senso di esotico e di eccitante, come in

   occasione di una battaglia aerea, che avvenne sulle nostre teste in pieno giorno, il 2 Maggio 1944.Le formazioni di  (fortezze volanti)

  (B-17 Flying Fortress)vennero attaccate dai nostri Macchi "MC202-folgore", fu un cruento spettacolo che ci affascinò per almeno un'ora, una

   Fortezza volante venne abbattuta, un paio di Macchi 202 caddero assieme ad uno Spitfire di scorta che fini`nel fiume.)  

             

 

 

 

 

                                               

                                                   Foto-3                                            

       

 

 

 

      

                                                Foto-4

                                     

                        Incursioni aeree

 

 Il primo bombardamento su Bologna avviene nelle prime ore del

 16 luglio 1943. Una formazione di quadrimotori

 "Lancaster B-MK I" ,                                 

 decollati dalle basi del Lincolnshire in Inghilterra, hanno il compito

 di bombardare infrastrutture industriali e viarie  lungo la viaEmilia.

 Il bersaglio principale per Bologna è la stazione di trasformazione

 e smistamento dell'energia elettrica di Santa Viola. Le bombe

 cadono in via Agucchi, nella zona periferica di Borgo Panigale,

 su case di operai che lavorano la ghiaia e la sabbia del Reno.

 Provocano 9 morti e una ventina di feriti.

 La seconda incursione su Bologna, fu un terribile, bombardamento che

purtroppo  non rimase il solo.

 Tra le 11 e mezzogiorno 25 sett 1943 la città subisce l'incursione aerea più

 disastrosa di tutta la guerra,

 soprattutto dal punto di vista delle vittime civili.

 120 aerei sganciano in centro e in periferia un enorme carico di bombe:

 840 ordigni da 500 libbre, per un totale di 210 tonnellate di esplosivo.

       

                                             Foto-5

 Il sistema di allarme antiaereo fu inefficente: le sirene suonano quando gli aerei incursori sono già sulla città. E' sabato e molta

 gente   affolla il tradizionale mercato della Piazzola, anch'esso colpito. Si accertano 936 morti tra i civili e più di mille feriti, ma

 molte  altre  persone, letteralmente polverizzate dalle esplosioni, risultano disperse. Oltre 500 edifici sono distrutti, tra cui il

 teatro  Verdi, l'Arena del Sole, il teatro Apollo, il cinema Italia, lo Sferisterio. 

Tra i monumenti colpiti le chiese del Sacro Cuore,  San  Martino, Santa Maria Maggiore e nuovamente San Francesco.

 Centinaia di persone trovano la morte in un rifugio di fortuna ricavato nel tunnel del canale Cavaticcio, tra le odierne vie Marconi

 e Leopardi, centrato in pieno da alcuni ordigni.

 Gli Spitfire picchiavano lungo la via Irnerio mitragliando la gente in fuga in cerca di un riparo, questi "obbiettivi militari"

assommarono a   più di 2000  vittime, altre incursioni avvennero sulla città come in tante altre d'Italia.

 Il bombardamento del 25 settembre provoca un grande esodo di popolazione civile da Bologna: la città appare infatti indifesa

 e  vulnerabile. Migliaia di profughi transitano in file interminabili: a piedi, in bicicletta, i più fortunati su carri e carretti.

Scappano  sulle colline o in campagna, trovando provvisori rifugi presso parenti e amici.

 Anche a Mezzolara gli attacchi aerei alla ferrovia Bologna -Portomaggiore ed al ponte della stessa sull'Idice nei pressi di Mezzolara

 diventarono  una consuetudine, che culminò nell'efferato bombardamento e mitragliamento di un treno di pendolari in prossimità di detto

  ponte   eseguito da un gruppo di circa sei caccia " P-38". Una bomba sganciata da uno di essi bloccò la locomotiva ed iniziò il mitragliamento,

 donne, ragazzi, operai fuggivano dalle vetture buttandosi giù dalla massicciata ferroviaria  verso i campi inseguiti dalle mitragliere dei caccia

 che  mai paghi ritornavano su quei bersagli, che da  bassa quota sicuramente mostravano con chiarezza la loro natura. Molte furono le vittime.

 Il blocco della linea ferroviaria rallentò notevolmente  le incursioni, limitandosi ad aerei ricognitori che ormai con una inesistente difesa

 vagavano  tranquilli ed all'occorrenza si lanciavano sui mezzi degli occupanti Tedeschi e in qualche occasione sui carri agricoli .

 Gli interventi aerei se pure rallentati continuarono, mirati però alle distruzione totale del ponte ferroviario sul fiume Idice.

 Parte di questo caduto nell'alveo del fiume formò insieme a detriti una diga, l'argine indebolito dalle esplosioni,

 in  occasione di una piena   crollò causando la tracimazione delle  acque verso Mezzolara.

  Il fiume riprese così il suo corso naturale deviato artificialmente nel lontano 1816. Fortunatamente le sopraelevazioni dei vecchi argini

 esistevano  ancora ed il paese non ne sofferse, diversamente per le costruzioni situate nel vecchio alveo non vi fu scampo.

 Si aspettavano ormai i "liberatori" .

 La popolazione era stanca, le cronache, sia di stampa che porta a porta parlavano dei molteplici scontri tra Partigiani e Tedeschi,

 questi ultimi  apprestarono una linea di difesa sugli argini dell'Idice con trincee.

 E fu appunto a causa di questo che Mezzolara sofferse distruzione e vittime umane.

 Il passaggio delle truppe occupanti in ritirata continuò per circa due notti, il rumore dei cingolati e degli autocarri rompeva il silenzio notturno,

 a volte aerei incursori illuminavano la notte con "bengala" (razzi illuminanti appesi a paracadute) mitragliando le autocolonne. Dopo questo il

 silenzio regnò, i Tedeschi non c'erano più, ma le truppe dell'ottava armata dall'altra parte del fiume non lo sapevano ed iniziarono il 

  bombardamento  del paese. Per difendersi dalle incursioni aeree la popolazione aveva costruito nei cortili, dei rifugi interrati coperti con balle

  di  paglia e travi, negli scantinati si erano rinforzate le strutture con robuste travature e grosse tavole di legno. Era li che ci si rifugiava durante

  i bombardamenti aerei ed in quei ripari precari la popolazione si rintanò quando le prime granate cominciarono a cadere, il 7 Aprile 1945 alle

  ore  18.00. Molto tempo si rimase nei rifugi furono giorni da incubo (Ndt.Rricordo la fame ma sopratutto la sete placata da qualche bicchiere

  di   acqua mista alla paglia del rifugio, il fragore degli scoppi per cornice). Si dice che l'interessamento delle truppe partigiane ci salvò da

  peggiori   danni convincendo le truppe alleate del fatto che i Tedeschi non erano più presenti. (Ndt.Era il 21 aprile 1945 ore otto circa del

  mattino  una bella giornata di sole, la prima cosa che vidi, uscendo dal rifugio fu un soldato  di pelle scura in tuta mimetica con il mitra spianato,

  era finita.)

 

 

 

 

Ecco le foto degli aerei coinvolti nelle tristi vicende di cui sopra:                   per ingrandire clicca la foto
 

Flying Fortress B-17

 

Lancaster b-mkI

Spitfire mk II

 P-51-mustang

 Lockheed p38

 MC 202-Folgore

      

 

  (Molti episodi efferati analoghi ai precedenti accaddero nel corso del conflitto, qualche persona anche non molto anziana ricorderà 

"La Cappuzzera" ,che non è una canzone sudamericana tuttaltro !)

 

                                                                                                                                                          

                                                                                                                                               

                                                   

                                                   Foto-6                                                   

 

 

 

 

                                             Foto-7   

 

                 

                  Foto-1)La chiesa ed il sagrato negli anni 30         

                  Foto-2)La chiesa ed il sagrato il 21aprile1945

                  Foto-3)La via principale nel 1911                       

                  Foto-4)Parte della foto 3 il 21Aprile1945

                  Foto-5)Il mercato della Domenica

                  Foto-6)La via Principale 21Aprile1945                

                  Foto-7)La piazza nell'inverno 1946

 

 

             LA CAPPUZZERA       Una delle tante tristi storie della II guerra mondiale.

 Ormai l'ottava armata era sull'Idice, siamo all'inizio di aprile del  1945 il  21 dello stesso mese sarebbero finite le tribolazioni  il solito

 ricognitore alleato soprannominato dalla popolazione "Pippo" stava sorvolando la strada che corre lungo l'argine del Fiume Idice da

 Mezzolara in direzione Bologna quando un carroarmato tedesco che transitava sulla via Riccardina, accortosi dell'aereo cercò rifugio 

 sotto un porticato di un piccolo borgo abitatato da circa 27  famiglie denominato "La Cappuzzera Situato su un vecchio argine

 di una antica golena dell'Idice  sulla via "Mezzolara-Riccardina" al bivio della strada che conduce ai Ronchi.  Evidentemente fu avvistato.

 La giornata trascorse tranquilla, la notte anche, al mattino all'alba un gruppo di bombardieri "alleati ?" effettuò una incursione sul

 piccolo abitato ed  iniziò un bombardamento con " bombe a catena". Gli abitanti svegliati di soprassalto fuggirono nei campi adiacenti e

 come nei casi precedentemente descritti, gli aerei iniziarono il macabro tiro a segno, molte volte centrarono i bersagli che correvano

 disperatamente in cerca di un riparo.

 Del piccolo bosgo non rimase più nulla se non pietre fumanti, 18 vittime , 200  feriti  i superstiti vagarono per tutto il giorno cercando

 aiuto presso i conoscenti degli abitati vicini, perchè oltre alla casa avevano perduto averi e vestiti.

  LA RIPRESA

 Il dopoguerra portò,  se non altro una vita più serena, lontana dagli incubi delle incursioni aeree e dal terrore dell'occupazione Tedesca.

  Rimasero però i problemi della sopravvivenza, nelle ristrettezze economiche, nella mancanza di lavoro per molti, tenuto conto anche che la

  maggior parte doveva ricostruire le proprie case. Rispetto al 1938 il costo della vita era aumentato di ben 23 volte mentre i salari solo di 13.

  Considerando la situazione di Mezzolara si dovevano annotare: Le scuole impraticabili, trasporti inesistenti, strade distrutte. Iniziò anche

  la pulizia politica, che per gli adulti più o meno invischiati nel precedente regime poteva rappresentare la perdita della vita.

  Le donne colluse con la precedente occupazione venivano rasate a zero pubblicamente.

Noi bambini vedevamo a volte persone camminare   a capo chino tra gruppetti armati di mitra,

verso la campagna per sentire poi una scarica di colpi in lontananza.

  Tutto ciò non si può dimenticare, purtroppo i bambini di oggi non lo sanno.

   La scuola era vissuta di volta in volta in situazioni diverse nel 1946. Una volta si svolgeva in un deposito di frutta, dove tutte le classi

  vi erano riunite.Altre volte in una unica aula dove gli scolari stavano tutti in piedi lungo le pareti, perchè non vi erano ne sedie ne tavoli.

  Quando però divenne, con il tempo più funzionale, per chi doveva frequentare le scuole superiori si ebbe il problema dei trasporti. Fortunati

   quelli che avevano scelto di frequentatare le scuole superiori nel capoluogo perchè vi si recavano in bicicletta e

   tutti i giorni rientravano a casa.

   Chi invece aveva optato per la città doveva rimanere lontano per una settimana e per il trasporto settimanale approfittare del Sig.Sgarzi

   che con il camioncino sotto fotografato, portava i pendolari a Bologna il lunedi mattina, carichi di provviste per una settimana consistenti in

    pane, pancetta, pasta, qualche bistecca, che dopo sei giorni non era proprio una bistecca (il frigorifero ancora non c'era)e li riprendeva il

   sabato alla folle velocità di 50 Km orari sulla strada piena di buche. Il lavoro era molto scarso, anche durante la buona stagione favorevole

   ai lavori in campagna, così alcuni sceglievano lo sminamento, (raccogliere le mine anticarro disseminate in campagna),

lavoro ben retribuito  ma anche molto pericoloso.

                            

                                               

                                          Il Sig.Sgarzi con il suo camioncino

 

  LAVORI DI RIPARAZIONE DEI DANNI DI GUERRA.

Scuole __________________________________________Lire 2.000.000

Ripristino tronco acquedotto con installazione di due fontanelle Lire 1.000.000

Ponte sul Fiumicello ________________________________Lire 2.720.000

Rifacimento strade _________________________________Lire 4.500.000

Riparazione danni al cimitero _________________________Lire 2.000.000


                                                                                                                                                                   

Alcuni testi  notizie e foto sono tratti dal volume "ANDANDO PER BOTTEGHE" edito a cura di un gruppo di cittadini di Mezzolara         Visitatori

                        

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